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La famiglia
Date di esistenza: sec. XI –
Luoghi: Cerrione (Biella)
Titoli: Signori
Note storiche:
La nobile famiglia Avogadro, che ebbe parte rilevante nella storia civile ed ecclesiastica della Vercelli medioevale, si attestò ramificandosi nei castelli del contado ottenuti con diversi beni dalla Chiesa vercellese; nel 1404 Amedeo VIII di Savoia li investì di diversi feudi, da cui ebbero origine i vari rami del casato.
Uno dei rami fu presente a Cerrione. Il castello del luogo divenne il punto di riferimento amministrativo e sociale di un esteso consortile che comprendeva anche Occhieppo Inferiore, Netro, Donato, Sala, Torrazzo, Zubiena, Magnano, Graglia, Mongrando. Il consortile resse fino agli inizi del Seicento, quando iniziò la vendita di porzioni di feudo e lo smembramento dei vari colonnellati fino a giungere all’estinzione. Il castello fu distrutto durante la seconda guerra mondiale, ma la famiglia è ancora esistente.
Relazioni con altri soggetti produttori:- Avogadro
- Avogadro di Collobiano ramo di Simone
- Avogadro di Quaregna
- Avogadro di Valdengo
L’archivio
Estremi cronologici del fondo: 1511 – 1925, con documentazione in copia dal 1165
Consistenza: b. 1
Storia archivistica: L’archivio della famiglia Avogadro di Cerrione andò disperso probabilmente nel secolo scorso; la documentazione superstite venne depositata alla Sezione di Archivio di Stato di Biella dagli eredi della famiglia Avogadro di Cerrione nel 1983 e inventariata cronologicamente.
Descrizione: Si conservano due pergamene della metà del XVIII secolo e alcuni documenti cartacei, spesso in copia. La copia più antica si riferisce all’investitura di tutti i beni di Cerrione concessa, nel luglio del 1165, da Uguccione, vescovo di Vercelli, a Corrado, Uberto e Guglielmo Avogadro.
La documentazione più recente è relativa all’amministrazione dei beni, alle divisioni ereditarie e ai matrimoni; si conserva inoltre corrispondenza.
Ordinamento: Le carte sono ordinate cronologicamente.
Documentazione collegata:
Archivio storico della città di Biella – Comune di Biella – Serie prima in Archivio di Stato di Biella – nuclei di documentazione pervenuta ai tempi di Quintino Sella.
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La famiglia
Altre denominazioni: Avogadro di Valdengo, Vigliano, Montecavallo
Date di esistenza: sec. XII –
Luoghi: Valdengo, Vigliano oggi Vigliano Biellese (Biella), Collobiano, Formigliana (Vercelli)
Titoli: Conti
Note storiche: La nobile famiglia Avogadro, che ebbe parte rilevante nella storia civile ed ecclesiastica della Vercelli medioevale, si attestò ramificandosi nei castelli del contado ottenuti con diversi beni dalla Chiesa vercellese; nel 1404 Amedeo VIII di Savoia li investì di diversi feudi, da cui ebbero origine i vari rami del casato.
La loro presenza tra i feudatari di Valdengo comincia ad essere attestata da testimonianze documentali nel corso del XII. La costruzione del consortile di Vigliano, Valdengo e Montecavallo si consolidò a partire dalla metà del XIV secolo con l’acquisto di beni e sempre più ampie quote di giurisdizione.
Il titolo di Collobiano e Formigliana giunse al consortile in via ereditaria nel 1665, derivante dalla linea di Simone di Collobiano, guida politica di Vercelli agli inizi del ‘300. Da Simone discendono i rami di Antonio che si estingue con Troila sposa del conte Flaminio Avogadro di San Giorgio, e di Gabriele dal quale discende Virginio che nel 1655 testa a favore degli Avogadro di Valdengo e degli Avogadro di Quaregna.
Stretti legami esistono anche con gli Avogadro di Quaregna e Cerreto.L’archivio
Estremi cronologici: 1220 – 1940, con documentazione in copia dal 1187
Consistenza: bb. 46, scatole 71, pergamene e rotoli 315, fascc. 21
Storia archivistica: L’archivio Avogadro di Valdengo fu acquistato nel 1972, poco prima che l’antico palazzo della famiglia, posto in Biella e nel quale era conservato, fosse demolito. Il fondo è stato oggetto di vari interventi di riordinamento, che hanno portato alla redazione di inventari per le specifiche serie e sottoserie.
Descrizione: La documentazione concerne le diverse linee del consortile. Molti sono i documenti degli Avogadro di Collobiano, linea di Simone. Numerosi fascicoli riguardano l’amministrazione dei beni situati in Biella, Collobiano, Formigliana, Montecavallo, Pezzana, Quinto Vercellese, Valdengo, Vigliano Biellese. Comprende anche documenti delle famiglie Spina, Rivazia, Battiani, Delle Lanze e Vibò, nonché carte appartenenti alla famiglia Vialardi di Verrone, la cui ultima erede, Maria, sposò nel 1874 Luigi Ernesto Avogadro di Valdengo.
Serie I: 1385-1785. Conserva i documenti più antichi riguardanti la famiglia e i suoi possedimenti. Di rilievo risultano i protocolli notarili e gli atti di lite con documenti dei sec. XIV-XV.
Serie II: 1343-1940. La serie conserva: le carte del canonico e storiografo Gustavo Avogadro di Valdengo (1814-1847); i manoscritti dell’erudito Carlo Frasconi; gli atti relativi all’attività di Pietro Avogadro di Formigliana e Crispino Avogadro di Valdengo in periodo francese; numerose curiosità, quali ricette dei secoli XVIII e XIX. Le carte più recenti, sec. XX, sono relative alle proprietà immobiliari e alla loro gestione.
Serie III- Pergamene: 1220-1844.
Serie Disegni: sec. XVIII-1908.La documentazione è stata prodotta da:
- Avogadro per il periodo 1220 – sec. XV
- Avogadro di Collobiano, ramo di Simone, per il periodo 1220 – 1569
- Avogadro di Valdengo per il periodo sec. XV inizio – 1940
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La famiglia
Date di esistenza: sec. XIV –
Luoghi: San Mauro Torinese (Torino)
Titoli: Conti
Note storiche: La nobile famiglia, che rivestì un notevole ruolo nel contesto politico e sociale della città di Chieri dal sec. XIV, si imparentò con altri casati ereditandone i beni.
Nel 1819 Giuseppina San Martino-Scaglia (1797-1845), figlia di Felice (1762-1818) e di Cristina Fresia d’Oglianico (1773-1830), sposò Filippo Raimondo Balbo Bertone di Sambuy (1767-1826). Ai Balbo Bertone di Sambuy passarono, in seguito, anche i diritti spettanti a Cesare, fratello di Giuseppina, sposato, nel 1826, con Emilia Galateri di Genola, vedova di Luigi Ambrosio di Chialamberto.
L’eredità San Martino-Scaglia passò così alla famiglia Balbo Bertone di Sambuy.
Figlio di Filippo Raimondo è Emanuele (1823-1888), padre a sua volta di Raimondo (1858-1886) da cui nacque, a Chieri nel 1886, Emanuele Balbo Bertone di Sambuy marchese di Breme, assassinato dai tedeschi nel 1944 dopo essere stato deportato in Germania. Con testamento nominò proprio erede il cugino Emanuele (1921-1948) figlio di Luigi e di Teresa Nicolis di Robilant. Dal suo matrimonio con Giuseppina Carena nacque, nel 1947, Maria Edmea.L’archivio
Estremi cronologici del fondo: 1859 – 1895
Consistenza: bb. 4
Storia archivistica: La documentazione è pervenuta alla Sezione di Archivio di Stato di Biella nel 1971 per deposito da parte della contessa Giuseppina Balbo Bertone di Sambuy e della figlia Maria Edmea, in quanto aggregata a quella delle famiglie San Martino di Baldissero e della Motta dei Conti e Scaglia di Verrua, Fresia di Oglianico e Benso di Albugnano, che avevano ricevuto in eredità. Nel 2004 si è redatto un inventario nel quale la documentazione è stata descritta così come si trovava, intervenendo soltanto sulla numerazione dei fascicoli.
Descrizione: Comprende in prevalenza documentazione contabile per lo più registri.
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La famiglia
Date di esistenza: sec. XVII inizio – sec. XVII fine
Luoghi: Biella, Albugnano (Asti), Sostegno (Biella)
Titoli: Conti
Note storiche: La linea famigliare dei Benso di Albugnano deriva dalla linea dei Benso di Ponticelli (capostipite Giovanni Piero, sec. XV); ne fu capostipite Carlo Antonio, nato a Torino nel 1627, che sposò Ludovica Margherita Forni, modenese, da cui ebbe quattro figli. I due maschi morirono senza eredi decretando l’estinzione della famiglia alla fine del sec. XVII.
I Benso di Albugnano si imparentarono con altre famiglie a seguito del matrimonio di Anna Felice con Carlo Antonio Scaglia di Sostegno (1690) e in seconde nozze con Filippo Ignazio Robbio (1714).L’archivio
Estremi cronologici del fondo: 1585 – 1747, con documentazione in copia dal 1500
Consistenza: fascc. 166 in bb. 12
Storia archivistica: La documentazione è pervenuta alla Sezione di Archivio di Stato di Biella nel 1971 per deposito insieme all’archivio della famiglia San Martino di Baldissero e della Motta dei Conti.
Descrizione: La documentazione, concernente l’eredità di Anna Felice Benso di Albugnano, comprende 166 fascicoli divisi per tipologia, relativi a: atti di lite, inventari giudiziali, testamenti, atti di dote, patenti e investiture. Comprende documentazione residuale della famiglia Robbio.
Inventario
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Nacque a Biella il 27 novembre 1880. Laureato in giurisprudenza all’Università di Torino esercitò la professione di avvocato, ma si dedicò soprattutto alla storiografia locale, all’araldica e alla paleografia. Pubblicò, tra il 1927 e il 1933, Le carte dell’archivio comunale di Biella fino al 1379,in collaborazione con A. Tallone e, nel 1929, il Blasonario biellese in collaborazione con M. Zucchi.
Dal 1932 fu direttore della Biblioteca civica di Biella e dell’Archivio storico della città.
Morì il 22 maggio 1946.Bibliografia:
G. de Gregori, S. Buttò, Per una storia dei bibliotecari italiani del XX secolo. Dizionario bio-bibliografico 1900-1990, Roma 1999
P Torrione, V. Crovella, Il Biellese. Ambiente-uomini-opere, Centro Studi Biellesi, 1963L’archivio
La miscellanea già, appartenuta all’avvocato Luigi Borello concerne la sua attività in campo storico-genealogico.
I primi due mazzi contengono appunti manoscritti, carte personali e documenti raccolti per le sue ricerche; i successivi documentazione sui signori di Buronzo con, tra l’altro, una preziosa raccolta di informazioni genealogiche; l’ultimo carte della famiglia Frichignono di Castellengo del XVII secolo.
Estremi cronologici: 1590 – 1929
Consistenza: bb. 5
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Luigi Chiala (1834-1904), scrittore e uomo politico, dal 1882 deputato e dal 1892 senatore, fin da giovanissimo s’impegnò negli studi storici: fu direttore di Rivista contemporanea (1853-1857); più tardi diresse l’Italia militare (1862-1866) e la Rivista militare italiana (1888-1897). Fu in contatto con i maggiori personaggi del Risorgimento e in particolare fu devoto amico del generale Alfonso Ferrero della Marmora. Scrisse numerose opere di storia e di testimonianze, per le quali poté consultare numerosi e preziosi archivi.
L’archivio
Estremi cronologici: 1854 – 1909, con documentazione dal 1814.
Consistenza: bb. 9
Descrizione: Le carte Chiala furono vendute, insieme all’archivio Ferrero della Marmora, nel 1970 all’Amministrazione Archivistica dalla famiglia Mori Ubaldini degli Alberti La Marmora, cui erano pervenute alla fine del 1909 per donazione fatta dal generale Valentino suo fratello. Consegnando le carte a Mario Mori Ubaldini degli Alberti, il generale Valentino Chiala tendeva a compensare in parte una precedente donazione (1905) alla Biblioteca del Senato di numerosi documenti e lettere di Alfonso Ferrero della Marmora.
Il conte Mario degli Alberti incaricò dell’ordinamento il barone Filiberto Vagina d’Emarese (1860-1929), archivista di Stato a Modena che procedette dividendo la corrispondenza per mittente/destinatario in ordine alfabetico e ponendo al fondo i pochi documenti.
Compilò, come inventario sommario delle carte, un “Indice dell’Archivio Chiala”, datato 1920.
Le indicazioni di d’Emarese furono riviste da Maurizio Cassetti per l’edizione a stampa dell’inventario sommario delle carte, nel 1981.La documentazione può essere distinta in 5 sezioni
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I-Lettere di Luigi Chiala.
La documentazione non è abbondante. Comprende per lo più minute autografe di Chiala; vi sono però anche lettere originali. -
II-Lettere a Luigi Chiala.
È la parte più cospicua della documentazione. Comprende lettere (e anche telegrammi, biglietti e cartoline) di 291 corrispondenti per il periodo 1854-1904. -
III-Lettere estranee.
In questa sezione sono raggruppate le lettere non dirette a Chiala e non da lui scritte. Parte dei documenti sono originali, avuti in dono o in prestito da Chiala per le sue pubblicazioni. Vi sono anche documenti in copia (in parte in copia autografa di Chiala). -
IV-Lettere di Alfonso La Marmora o a lui dirette.
Non mancano documenti, anche originali, che apparterrebbero alle carte di Alfonso La Marmora, ma che il barone d’Emarese non ritenne opportuno collocare nella loro sede naturale. Sono conservati altresì documenti in copia, gran parte dei quali esistono in originale tra le carte di La Marmora. -
V-Miscellanea.
In questa sezione vengono raggruppati appunti, memorie, relazioni, bozze di stampa di Chiala e anche di altri.
Bibliografia:
M. Cassetti, Le carte di Luigi Chiala, in ‘Studi piemontesi’, X (1981), pag. 152-159 -
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La famiglia
Altre denominazioni: Dal Pozzo della Cisterna, 1670 – 1876
Date di esistenza: sec. XII – sec. XIX
Luoghi: Biella, Torino, Pisa, Pavia, Francia, Belgio, Olanda
Titoli: conti, marchesi, principi
Note storiche: La famiglia Dal Pozzo vanta origini antichissime. I suoi numerosi rami si stabilirono in diverse parti d’Italia, e in Francia, ma il più importante fu quello di Biella con Guido, il primo Dal Pozzo attestato nel 1194.
Poche sono le notizie documentate sulle prime cinque generazioni; il primo personaggio certo è Giacomo, padre di Francesco, dottore in leggi e chiavaro di Biella.
Dai tempi più antichi i Dal Pozzo occuparono uffici pubblici, furono titolari di benefici ecclesiastici e si inserirono a pieno titolo nel patriziato cittadino biellese. Ebbero i titoli di conti di Ponderano (1559), conti di Reano (1582), marchesi di Voghera (1611), marchesi (1650) e poi principi della Cisterna (1670).
Il principe Carlo Emanuele Dal Pozzo della Cisterna (1789-1864) compromesso nei moti liberali del 1821, fu condannato a morte e fu costretto a fuggire all’estero. Rientrò dall’esilio in Francia nel 1855. Nel 1867 Maria Vittoria (1847-1876) ultima della famiglia, essendo già morta la sorella Beatrice (1851-1864), sposò Amedeo (1845-1890) secondo figlio di Vittorio Emanuele II, primo duca d’Aosta. Con lei nel 1876 si estinse il ramo di Biella.L’archivio
Estremi cronologici del fondo: 1199 – 1928, con documentazione in copia dal 918
Consistenza: bb. 614, reg. 1, disegni 925, rotoli 10, reg. pergamenacei 4
Storia archivistica: Nel 1821, dopo la condanna, i beni del principe Carlo Emanuele furono confiscati, compreso l’archivio già conservato nel palazzo di Biella. Esso venne trasportato presso i Regi Archivi di Torino dove rimase per lungo tempo e fu in parte riordinato a cura del cavalier Pietro Pulciano. Restituito al principe Carlo Emanuele dopo il suo definitivo ritorno in patria dall’esilio francese, fu collocato nel palazzo di Torino.
Nel 1867 l’eredità dei Dal Pozzo passò in casa Savoia Aosta in seguito al matrimonio di Maria Vittoria con Amedeo d’Aosta. Venduto nel 1940 il palazzo di Torino dei Savoia Aosta alla Provincia di Torino, la documentazione ivi conservata, comprendente anche l’archivio Dal Pozzo, fu portata in Toscana, a villa Cisterna (Firenze). I Savoia Aosta incaricarono il marchese Leonardo Ginori Lisci del riordino delle carte familiari, ma le vicende belliche, che fortunatamente risparmiarono i documenti, impedirono il completamento del lavoro.
Nel dopoguerra, l’archivio fu trasferito a villa San Domenico (Firenze) prima e poi, in epoca recente, presso la tenuta del Borro a San Giustino Valdarno nel comune di Loro Ciuffenna, in provincia di Arezzo. Nel 1981 fu acquistato dall’Amministrazione Archivistica dal principe Amedeo, duca d’Aosta.
L’assetto originario del fondo è stato modificato dopo la cessione dei carteggi di Cassiano Dal Pozzo e dei documenti ad essi aggregati e il riordino dei disegni.
L’inventario analitico completo è in corso di realizzazione, ma i dati dell’elenco di consistenza pervenuto al momento dell’acquisto ne permettono la consultazione. Nel frattempo sono stati redatti inventari di singole serie o sottoserie.
Descrizione: L’archivio contiene documentazione che testimonia le vicende familiari e la storia dei beni che ne costituirono il patrimonio. Talvolta sono presenti carte relative a famiglie in via di estinzione con le quali i Dal Pozzo della Cisterna hanno stabilito rapporti di parentela.Inventari:
Storia della famiglia I
Storia della Famiglia II
Famiglia Belli
Matrimoni e doti
Testamenti e successioni
Fondazioni ed elargizioni
Miscellanea
Beni e feudi
Tenimenti Vercellesi
Disegni
Opuscoli
Documenti estranei alla famiglia Dal Pozzo
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I personaggi
I fratelli Ferraris nacquero a Tonco nell’Astigiano, in una famiglia di piccoli possidenti della quale oltre al padre Giovanni Battista e alla madre Rosa Mossano facevano parte altri due fratelli Antonio e Veronica.
Francesco nato nel 1786, acquistò a Biella una farmacia in via San Filippo e diventò, come è testimoniato dal suo sigillo, “Ier Apothicaire de l’Hopital de Bielle”.
Carlo Francesco nato il 22 maggio 1793 si laureò presso l’Università di Torino nel 1817 seguendo, tra gli altri, corsi di scienze naturali. Frequentava la farmacia di Biella, luogo di riunione dei carbonari, con i quali partecipò alla rivolta del 14 marzo 1821. Condannato a 15 anni di prigione, fuggì prima in Spagna poi a Lione, quindi a Bruxelles dove lavorò in una farmacia. Qui ricevette da Pietro Carta Molino, conosciuto a Biella, l’invito ad accompagnarlo in Argentina dove arrivarono nel 1826. Il Molino lo aveva raccomandato al presidente Bernardino Rivadavia che il 10 aprile 1826 lo nominò conservatore dei gabinetti di fisica e chimica e di storia naturale in Buenos Aires. Nei primi mesi aiutò Ottavio Mossotti nell’installazione dell’Osservatorio Astronomico, quindi si concentrò sul museo di storia naturale. Nato nel 1812, il museo era formato dalle collezioni di padre Bartolomé Munoz, ma non aveva mai funzionato realmente; fu Ferraris ad accrescerne la dotazione e a dare impulso alle attività. Come direttore del museo conobbe e lavorò con i naturalisti Alcides d’Orbigny e Charles Darwin. Nel 1828 il Tribunale di Medicina gli concesse la possibilità di esercitare la libera professione di farmacista. Aprì una farmacia in calle Reconquista e, nel 1834, fece parte della commissione di farmacisti che doveva costituire la Giunta Superiore Governativa della Facoltà di Farmacia. Alla presa del potere da parte di Juan Manuel de Rosas, Carlo Giuseppe presentò le dimissione e vedendosele respinte, chiese una licenza e rientrò in Italia. Prima di partire aveva ceduto la farmacia e spedito numerose casse di animali che donerà ai Musei di Scienze Naturali dell’Università di Torino e di Milano. Il 16 giugno 1840 Carlo Alberto re di Sardegna commutò la condanna alla galera in 15 anni di esilio che Carlo Giuseppe aveva ormai scontato.
I fratelli Ferraris si riunirono così nel Biellese dove trascorsero gli ultimi anni della loro vita nella tenuta La Palazzina in Occhieppo Inferiore.
Francesco morì nel 1855, Carlo Giuseppe il 16 maggio 1859.Bibliografia:
Giancarlo Libert, Astigiani nella Pampa. L’emigrazione dal Piemonte, dal Monferrato e dalla provincia di Asti in Argentina, Chivasso 2005, pag. 109-113Alcune informazioni provengono direttamente da Giacomo Calleri Damonte
L’archivio
Estremi cronologici: 1735 – 1926
Consistenza: bb. 3
Descrizione: La documentazione più che un vero e proprio archivio, costituisce una raccolta di carte ordinate dal proprietario Giacomo Calleri Damonte discendente dei Ferraris.
È raccolta in tre mazzi all’interno dei quali risulta raggruppata in 16 fascicoli con numerazione progressiva.
Il mazzo 1 contiene le memorie provenienti da Carlo Giuseppe compresi gli atti concernenti la sua partecipazione ai moti del 1821. Nel mazzo 2 sono conservate, per lo più, carte relative all’attività di farmacista in Biella di Francesco. Il mazzo 3 riguarda le proprietà di famiglia.
L’inventario è stato realizzato sulla traccia dell’ordinamento originario e degli appunti di Giacomo Calleri.
Inventario
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La famiglia
Date di esistenza: sec. XII – sec. XX
Luoghi: Biella
Titoli: Conti, marchesi, principi
Note storiche:
Presumibilmente l’origine del cognome Ferrero si connette alla professione di fabbri ferrai e maniscalchi, ma per secoli la leggenda volle la famiglia biellese discendente da un ramo degli Acciaioli di Firenze.
La famiglia è nota fin dal XII secolo, ma il primo membro del quale si hanno notizie certe è Besso, vissuto nel XV secolo, più volte chiavaro di Biella. I figli Sebastiano (1438-1519) e Gian Enrico (1468-1525) furono infeudati dei beni di Borriana e Beatino ai quali si aggiunse il feudo di Gaglianico proveniente da Bartolomeo Scaglia nonno materno.
Da loro originarono i due rami principali della famiglia:
1. da Sebastiano al quale è legata, agli inizi del 500, la costruzione del complesso conventuale di San Sebastiano, discesero i Ferrero che con l’adozione di Filiberto da parte di Ludovico Fieschi (1517) si sarebbero chiamati Ferrero Fieschi. Questo ramo della famiglia, molto articolato, vantò, oltre al capostipite, diversi illustri personaggi in particolare ecclesiastici. Il legame con la Chiesa si concretò con l’acquisizione del feudo pontificio di Masserano e Crevacuore con titolo di principato.
Da questo ramo generò la linea dei marchesi di Romagnano con capostipite Goffredo figlio di Sebastiano infeudato nel 1562, che si estinse nel 1585.
Da Gian Enrico discese invece la linea cadetta dei Ferrero conti (1610), poi marchesi (1678) della Marmora e di Chianosio nel Cuneese. Essi possedettero in Piemonte vaste proprietà terriere pervenute per infeudazione o acquisto o, ancora, frutto di abili alleanze matrimoniali, i cui nuclei principali si attestarono nel Biellese, tenimenti di Borriana, Ponderano, Occhieppo, Cavaglià, e a Pralormo nell’Astigiano.
I due rami ebbero al Piazzo di Biella dimore contigue separate da un’antica torre ottagonale.
Palazzo La Marmora edificio con corte porticata e un ampio giardino-terrazza sulla città, è frutto di un graduale accorpamento avvenuto nei secoli e ben leggibile nelle strutture; ancor oggi conserva parte dei tesori e degli antichi arredi di famiglia. Un altro palazzo, vera residenza della famiglia a partire dal XVIII secolo, è in Torino, capitale sabauda, nel cantone dell’Assunata, in via San Filippo al n. 11.
Il testamento del principe di Masserano Carlo Ludovico, senza prole, lasciava alla sorella primogenita Carlotta Margherita sposata Rafelis di Saint-Sauveur la dimora torinese detta Bonne Femme e lìusufrutto del castello di Gaglianico con tutti i beni, mentre al cugino Carlo Emanuele Ferrero della Marmora toccavano il castello di Masserano con mobili, quadri, pertinenze e tutti gli onori e le prerogative insieme al palazzo del Piazzo. Alla morte di Carlo Ludovico (1833) tra la marchesa Rafelis e il marchese La Marmora si accese una disputa concernente il titolo principesco e il patronato della Collegiata di Masserano che vennero infine riconosciuti ai La Marmora (1843).
Attualmente i palazzi dei Ferrero Fieschi in Masserano e Biella Piazzo sono di proprietà comunale.
L’8 febbraio 1900, con motu proprio, il re d’Italia Umberto I riconobbe a Tommaso Ferrero della Marmora la trasmissibilità del titolo di marchese della Marmora all’;unica figlia Enrichetta, consorte del conte Mario Mori Ubaldini degli Alberti, e alla sua discendenza mascolina e primogenitale. Il titolo principesco di Masserano, invece, decadde con la morte di Tommaso, avvenuta a Biella nel novembre dello stesso anno.L’archivio
Il complesso archivistico fu acquistato dalla famiglia Mori Ubaldini degli Alberti – La Marmora nel 1970. Era conservato nelle sale di palazzo La Marmora a Biella. Anticamente i documenti risalenti al XIII secolo erano protetti in casse di legno e “guardarobbe vecchie di noce” sparse nelle diverse dimore di famiglia, in particolare quelle di Biella e di Torino. Il marchese Francesco Celestino, intorno alla metà del Settecento, intraprese la catalogazione delle carte, dando origine al nucleo documentario dei nostri giorni. Fu riordinata soprattutto la documentazione di tipo patrimoniale raggruppandola in 77 “pacheti”, unità facilmente trasportabili conservate a Torino. Ai documenti fu assegnata una numerazione progressiva indicata in inventario. Il riordino seguì per lo più un criterio geografico, tenendo conto della distribuzione territoriale dei feudi e produsse due inventari, uno del 1748 e l’altro del 1751, conservati rispettivamente a Torino e a Biella. Gli inventari riportavano nelle prime pagine utili estratti che guidavano al contenuto dei pacchi secondo un criterio cronologico e/o tematico. A essi si aggiungevano altri registri di indice e di riepilogo. Contemporaneamente Celestino intraprese una ricerca sulle origini nobiliari, selezionando la documentazione relativa alla discendenza da Besso e all’originario legame con gli Acciaioli di Firenze, spinto dalla volontà di essere riconosciuto nell’Ordine mauriziano. Alla fine del Settecento, grazie all’opera del cardinale Carlo Vittorio, la memoria familiare fu organizzata secondo un preciso disegno celebrativo: l’archivio si arricchì di una sezione dedicata alle genealogie, all’araldica, allo studio dei casati nobiliari del Piemonte e alla numismatica. L’opera fu ripresa a metà del secolo successivo da Edoardo, che mise in atto una vera e propria risistemazione dell’archivio, aggiungendovi materiale e aggiornando gli inventari.
Agli inizi del Novecento l’archivio Ferrero della Marmora si divideva in due nuclei:
1. l’archivio antico che comprendeva le carte storico-genealogiche e la cosiddetta documentazione economico-feudale;
2. un nucleo costituito dalla corrispondenza epistolare dei membri della famiglia che comprendeva lettere e documenti personali a partire dal XVI secolo e una parte consistente di carte ottocentesche.
Tra il 1906 e il 1913, Mario Mori Ubaldini degli Alberti, marito di Enrichetta Ferrero della Marmora, archivista, storico ed erudito, in continuità con quanti lo avevano preceduto, decise di ammodernare l’archivio, collocando le carte in nuovi contenitori uniformi, scatole e cassette, con cartelle e fascicoli interni, e inventariando la documentazione epistolare. Per fare questo si avvalse del contributo del barone Filiberto Vagina d’Emarèse, archivista presso l’Archivio di Stato di Modena, che operò tra il 1906 e il 1913. L’archivio Ferrero della Marmora fu dunque sistemato così come appare oggi: la documentazione è contenuta in un grande armadio di legno appositamente costruito, suddivisa in 113 cassette lignee e in 142 scatole di cartone; all’interno ogni cassetta è ripartita in due cartelle. Nel 1985 furono acquistati altri 25 mazzi che costituiscono la serie Miscellanea.Nel 2022 è stato versato il fondo riguardante la Famiglia Tommaso Ferrero della Marmora e Maria Luisa d’Harcourt (estremi cronologici: 1843-1927) costituito per la gran parte dagli epistolari della famiglia. Contiene quindi la corrispondenza dei due coniugi, della figlia Enrichetta Ferrero della Marmora, sia tra loro stessi sia con altri famigliari ed esterni con cui erano in relazione a diverso titolo; si aggiunge un corpus di lettere rivolte ad Albertina D’Harcourt, madre di Maria Luisa.
Si aggiungono carte ed epistolari relativi ad alcuni significativi eventi famigliari e documenti testamentari.Il fondo è suddiviso in serie:
Principi. Comprende lettere e documenti concernenti principi sabaudi italiani e stranieri dal XV al XIX secolo.
Nunziatura. Comprende la documentazione della nunziatura a Praga (1604 – 1607) di Giovanni Stefano Ferrero, vescovo di Vercelli, con documenti in copia a partire dal 1216.
Genealogie e storia della famiglia. Comprende memorie e genealogie in gran parte del secolo XVIII, con notizie risalenti al 1185.
Ferrero. Comprende lettere e documenti relativi a personaggi della famiglia dal XV agli inizi del XX secolo.
Economico-feudale. Comprende in prevalenza atti concernenti i beni e gli interessi della famiglia, documenti relativi alla carriera militare, alle cariche pubbliche e all’attività scientifica.
Miscellanea. Comprende documenti probabilmente rimasti da riordinare e perciò non inclusi negli inventari di Filiberto Vagina d’Emarèse, datati tra il 1336 e il 1933.
Estremi cronologici: 1221 – 1933. Con documentazione fino al 1941 e in copia dal 1185.
Consistenza: Cassette 113, scatole 142, buste 51Inventario Famiglia Tommaso Ferrero della Marmora-Maria d’Harcourt
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La famiglia
Date di esistenza: sec. XVI – sec. XIX inizio
Luoghi: Centallo (Cuneo), Monasterolo, Oglianico (Torino), Saluzzo (Cuneo), Baldissero (Torino)
Titoli: Conti
Note storiche: La nobile famiglia Fresia, nella persona di Cesare Giuseppe, signore d’Oddalengo Piccolo, acquista nel 1693 il feudo di Oglianico dalla madre di Gaspare Carroccio, che rimane alla famiglia fino al 1764 con Fresia Maurizio Orazio. Nel 1793 Felice San Martino della Motta (1762-1818), figlio di Giuseppe Luigi e di Anna Felice Scaglia, sposò Cristina Fresia di Oglianico (1773-1818), figlia di Luigi Vincenzo e di Marianna Agata d’Hallot des Hayes.L’archivio
Estremi cronologici del fondo: 1575 – 1826
Consistenza: bb. 9
Storia archivistica: La documentazione fu depositata, nel 1971, presso la Sezione di Archivio di Stato di Biella, insieme all’archivio della famiglia San Martino di Baldissero e della Motta dei Conti.
L’inventario, redatto nel 2003, riproduce l’ordine nel quale la documentazione – prima raccolta in 15 buste, ora in 9 – è pervenuta, rilevando le serie d’origine indicate sulle camicie.
Descrizione: Il fondo è costituito da atti relativi alla famiglia (patenti, doti, testamenti) e documenti sui beni posseduti in Centallo, Monasterolo, Oglianico, Saluzzo, Baldissero, Manta e Pagno.
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La famiglia
Le origini della famiglia sono da ricercare nella provincia di Pavia, a Cecima, per la precisione. Da questa città in seguito a controversie con il vescovo di Pavia, i Frichignono furono costretti ad emigrare per rifugiarsi nell’attuale Canton Ticino. Nel 1417 i fratelli Giovanni, Antonio, Giacomo e Simone, figli del fu Franceschino furono signori di Locarno e Rocca Travaglia sul lago Maggiore e quindi sudditi di Flippo Maria Visconti. Il duca avrebbe dovuto trattare con loro, il 16 maggio dello stesso anno, per la restituzione dei possedimenti di Cecima, con il mero e misto imperio e con la giurisdizione franca da ogni pretesa di ingerenza da parte del vescovo di Pavia, in cambio di quelli di Locarno e Rocca Tramaglia.
I Frichignono, però, non tornarono mai a Cecima, ma si stabilirono nel Biellese. Il 31 maggio 1411, infatti, il conte Amedeo VIII di Savoia aveva ottenuto la dedizione spontanea delle terre Ossolane superiori che volevano liberarsi del dominio visconteo e di quello degli svizzeri. I Frichgnono decisero di appoggiare nascostamente i Savoia, in cambio di asilo e protezione in caso di bisogno. Addirittura lasciarono entrare truppe sabaude nella Val d’Ossola. Quando i Visconti vennero a conoscenza del tradimento dai propri agenti e Filippo Maria si mosse per una ritorsione, la famiglia aveva già riparato in Biella.
Per un certo periodo abitarono al Piazzo. Dal 1417 si prodigarono per acquistare le quote del castello di Castellengo dai quattordici nuovi proprietari che ne erano entrati in possesso il 20 agosto 1410, dopo l’allontanamento del capitano di ventura Bando di Firenze. Fu un iter lungo e difficoltoso: l’8 aprile 1430 furono investiti di dieci parti e mezzo del castello da Amedeo VIII di Savoia. Ottennero, poi, il resto della proprietà un pezzetto per volta, tramite matrimoni o compravendite, dalla metà del quattrocento fino alla fine del XVII secolo.
L’investitura dell’intero possedimento risale, infatti, al 14 febbraio 1684, quando i fratelli Pietro Francesco e Giovanni Giacinto, figli del patrimoniale generale Giovanni Antonio Frichignono, ed il nipote loro Giovanni Antonio del defunto fratello Ettore Bonifacio “mediante pagamento di Lire 130.000 vengono investiti con dignità comitale dei beni e ragioni feudali di Castellengo, Mottalciata, Montebelluardo, Gifflenga e Pratocelso”. Non a caso il loro motto fu “meiux tard que jamais” (meglio tardi che mai). (Federica Delmastro-tesi di laurea aa 2003-2004)Bibliografia:
F. Avogadro di Vigliano, Antiche famiglie biellesi estinte, in ‘La Rivista biellese’, settembre-ottobre 1957, pag. 32L’archivio
Estremi cronologici: 1399 – 1880. Con documentazione fino al 1932 e in copia dal 1155.
Consistenza: bb. 90, disegni 137, pergamene 48, cartella 1. Le 36 pergamene dell’acquisto Pinchia sono conservate all’interno di 3 cartelle numerate.
Descrizione: La documentazione, rinvenuta nel castello di Castellengo in stato di abbandono, fu acquistata nel 1971. Si trattava della parte superstite dell’archivio nobiliare che in passato subì varie dispersioni.
L’archivio non presentava alcun ordinamento anche se le annotazioni esistenti su fascicoli e singoli documenti facevano presumere l’esistenza di un antico inventario. Non avendone rinvenuta traccia alcuna, si è, in un primo tempo preferito procedere alla schedatura delle carte così come si presentavano negli 88 mazzi in cui erano state raccolte, in modo da avere subito a disposizione uno strumento orientativo per la ricerca. In un secondo tempo è stata effettuata la revisione delle schede: l’intervento ha portato alla verifica e alla precisazione dei dati forniti nonché alla schedatura e al riordino di tre mazzi di miscellanea rimasti fino ad allora da esaminare. Le carte sono state poi fascicolate e i fascicoli numerati in ordine progressivo all’interno di ogni mazzo.
Agli 88 mazzi originari se ne è aggiunto uno – l’89 – donato da don Virgilio Crovella storiografo e paleografo biellese.
Pur avendo, nel corso del lavoro, individuato serie omogenee di documenti, non si è ritenuto di procedere ad un loro ordinamento fisico preferendo lasciare l’archivio così come sedimentato nel tempo a causa dei vari spostamenti e rimaneggiamenti subiti.
Tuttavia si è creduto opportuno dare testimonianza della possibile organizzazione dell’archivio attraverso l’individuazione di quindici ipotetiche serie attraverso le quali è possibile aggregare la documentazione; la serie Beni e feudi si suddivide in sottoserie che individuano i luoghi di cui la famiglia fu infeudata o dove possedeva beni:
1. Famiglia
2. Amministrazione
3. Liti
4. Matrimoni e doti
5. Testamenti e successioni.
6. Tributi e dazi
7. Atti notarili
8. Beni e feudi
8.1. Castellengo
8.2. Mottalciata
8.3. Cossato
8.4. Cerreto e Quaregna
8.5. Valdengo
8.6. Occhieppo Superiore
8.7. Pralungo
8.8. Torino
8.9. Poirino
8.10. Albugnano
9. Atti del regio fisco
10. Estranei
11. Carte della famiglia Mestiatis
12. Carte della famiglia Ugliengo
13. Carte delle famiglie Peirani e Blavet
14. Pergamene
15. Tipi, mappe e disegni
Nel 2008, a questa documentazione si sono aggiunte, per acquisto, alcune carte e 32 pergamene più 4 rotoli – mazzo 90 – datati tra il 1399 e il 1829, provenienti dall’archivio della famiglia Pinchia.Infine, si segnala che all’interno del fondo dell’avvocato Luigi Borello, conservato presso questo Archivio di Stato, sono presenti documenti della famiglia Frichignono (Carte Borello, mazzo 5).
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La famiglia
La famiglia Gromo di Ternengo è uno dei rami che ebbero origine dall’antica famiglia biellese dei Collocapra. Capostipite è Pietro consignore di Ternengo vissuto nella seconda metà del 1400 (testò il 27 november 1496).Molti suoi membri si distinsero per i servizi resi nelle armate sabaude ottenendo per questo privilegi e infeudazioni.
Gerolamo di Giacomo ottenne il titolo comitale di Ternengo nel 1617; suo figlio Vittorio ebbe la signoria di Buronzo, Balocco e Bastia in seguito al matrimonio con Gentilbona Berzetti (1680) sorella di Ercole Berzetti vescovo di Moriana.
Il cognome Losa pervenne alla famiglia in seguito a disposizione testamentaria con la quale il conte Maurizio Losa di Prarolo lasciè erede il nipote Leopoldo Gromo con l’obbligo di assumere il cognome e l’arma (1796), mentre il cognome Richelmy fu aggiunto in seguito al matrimonio tra Giuseppe Ottavio e Gabriella Richelmy di Bovile (1826).
Ultima discendente fu Maria maritata Wild.Bibliografia
L. Borello, M. Zucchi, Blasonario Biellese, Torino 1929 pag. 28-29L’archivio
Estremi cronologici: 1226 – 1950, con documentazione in copia dal 1164
Consistenza: bb. 137, pergamene 338, disegni 47
Storia archivistica: di proprietà del dott. Odofranco Wild, figlio di Maria, ultima discendente dei conti Gromo, venne depositato nel 1981 alla Sezione di Archivio di Stato di Biella. Le carte conservate nel palazzo nobiliare di Biella-Piazzo erano collocate in un grande armadio in noce appositamente costruito nella metà del secolo scorso e risultavano ordinate. E’ pervenuto un inventario dell'”Archivio a Biella dell’Illustrissimo signor conte Ottavio Gromo di Ternengo” datato aprile 1885. Purtroppo dopo vari spostamenti subiti, la documentazione versata si presentava aggregata per argomento, ma non più riordinata in serie omogenee.
E’ suddiviso in tre serie che recano traccia dell’ordinamento ottocentesco.
L’intervento di inventariazione delle carte è una fotografia di come si presentavano le carte al momento del versamento.
Descrizione: La documentazione spazia dalla storia della famiglia, con numerose genealogie, alcune rilevanti anche dal punto di vista grafico, ai beni feudali o allodiali, ivi compresi i rapporti con le comunità dei luoghi dove questi erano situati: Ternengo, Castelletto, Cossato, Cerreto, Quaregna, Piatto, Graglia, Muzzano, Lessona, Verrone, Benna, Bioglio, Valle San Nicolao, Pettinengo, Mortigliengo, per citarne solo alcune del Biellese; dagli atti di lite ai documenti, relativi a parrocchie di patronato dei conti Gromo e ai numerosi benefici ecclesiastici.
Contiene anche documenti Berzetti di Buronzo e Richelmy di Bovile.
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La famiglia
Date di esistenza: sec. XV fine – sec. XIX seconda metà
Luoghi: Caresana (Vercelli), Pinerolo (Torino), Miradolo (Pavia)
Titoli: marchesi
Note storiche: La famiglia Massel, in origine Macello o De Macello, trae origini dall’Astigiano, come farebbero fede le patenti d’investitura del feudo di Cortandone concesse nel 1491 dal duca Luigi d’Orléans.
Il marchese Maurizio Massel di Caresana, rientrato in Piemonte dall’esilio nel 1801, sposò nel 1811 Maria Elisabetta Ferrero della Marmora (1790-1871) che rimase vedova, con tre figli, nel 1816. Il primogenito, Federico, nato a Miradolo nel 1813 e morto a Milano 1866, fu paggio del re Carlo Felice e si stabilì a Casale, dove acquistò e restaurò il palazzo Grisella. Ebbe un figlio Fulvio, che terminò la dinastia.L’archivio
Estremi cronologici del fondo: 1632 – 1870, con documentazione dal 1564
Consistenza: bb. 8
Storia archivistica: La documentazione fu acquistata nel 1985 dall’Amministrazione archivistica e destinata alla Sezione di Archivio di Stato di Biella.
Nel 1790, durante l’occupazione dei francesi, le case di famiglia a Pinerolo e Miradolo furono saccheggiate, provocando così la distruzione e dispersione di parte dell’archivio familiare.
Altre carte andarono perdute quando il marchese Maurizio, nel 1812, inviò a Parigi i documenti necessari per ottenere la conferma del proprio titolo nobiliare, che non furono più restituiti. La marchesa Elisabetta, rimasta vedova nel 1816, si occupò di riordinare le poche carte rimaste.
L’ordinamento attuale è quello dato, a inizio ‘900, da Filiberto Vagina D’Emarese che sciolse i volumi nei quali era stata riunita la documentazione e la raccolse in 8 buste, segnate con numeri romani.
Descrizione: Il fondo si articola in tre sezioni: I. Memorie genealogiche e documenti diversi di famiglia; II. Lettere a Giovanni Francesco di Gian Domenico, prefetto di Pinerolo; lettere di Giovanni Battista di Maurizio, capitano nel reggimento Regina; III-VIII. Lettere ricevute da Elisabetta Ferrero della Marmora; documenti diversi della famiglia; documenti diversi di estranei.
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L’archivio
Estremi cronologici: 1874 – 1977
Descrizione: La documentazione si riferisce a gestione e amministrazione dei beni Ferrero della Marmora dopo il matrimonio di Mario Mori Ubaldini degli Alberti con Enrichetta Ferrero della Marmora. In particolare il fondo conserva: lettere commerciali, fatture, rendiconti, conti e quietanze, documentazione relativa a vendite, acquisti e pratiche diverse sui beni di famiglia, disegni e progetti.Ad un primo versamento del 1985 se ne è aggiunto un secondo nel 2022, costituito per la gran parte dagli epistolari della famiglia di Enrichetta Ferrero della Marmora e Mario Mori Ubaldini degli Alberti; contiene quindi lettere reciproche tra i due coniugi, lettere dei figli Guglielmo, Giulio e Raffaella sia tra loro stessi sia con altri famigliari ed esterni con cui erano in relazione a diverso titolo.
Si aggiunge un corpus di lettere indirizzate al Ministro Sineo: Mario nel 1896 ricoprì a Roma l’incarico temporaneo presso il gabinetto del sottosegretario di Stato.
Sono presenti carte ed epistolari relativi ad alcuni significativi eventi famigliari e documenti testamentari.
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Il personaggio
Il marchese Mario Mori Ubaldini degli Alberti nacque a Firenze il 22 novembre del 1869 dall’unione di Guglielmo e Giuseppina de Royas.
Dopo aver compiuto i primi studi a Lione egli decise di trasferirsi a Torino dove ottenne la laurea in giurisprudenza nel 1892. Nel 1896 divenne segretario dell’onorevole Emilio Sineo, prima sottosegretario all’interno e poi ministro delle poste; successivamente entrò alla prefettura di Torino e trascorse un breve periodo all’Archivio di Stato della città. Il 12 aprile del 1899 si sposò con la figlia e unica erede di Tommaso e Maria Luisa Ferrero della Marmora e da quel momento si dedicò alla storia dei La Marmora, alla conservazione, alla celebrazione e alla trasmissione ai posteri della loro memoria, occupandosi anche dello studio e del riordino delle carte dell’archivio della famiglia. Dall’unione con Enrichetta nacquero tre figli.
Mario, che fu scrittore, grande cultore si storia, entrò in contatto con gli intellettuali che studiavano il Risorgimento piemontese e ricoprì importanti ruoli all’interno di varie istituzioni, infatti nel 1909 fu membro del consiglio direttivo del Comitato piemontese della Società nazionale del Risorgimento; nel 1910 divenne socio corrispondente della Regia Deputazione di storia patria e nel 1914 fu membro del consiglio direttivo del Museo Nazionale del Risorgimento e socio corrispondente dell’Académie des Belles Letters de Savoie. Non è da trascurare la sua importante attività anche all’interno di istituzioni caritative: fu membro della Congregazione di Carit&agarve; di Torino, consigliere direttivo degli asili per i lattanti, membro della deputazione di vigilanza di alcune scuole elementari.
Morì nei pressi di Torino il 22 agosto del 1918.Bibliografia:
S. Cavicchioli, Famiglia, Memoria, Mito. I Ferrero della Marmora (1748-1918), Torino 2004
Repertorio del personale degli Archivi di Stato, volume I (1861-1918), a cura di M. Cassetti, Roma 2008, pag. 566.L’archivio
Estremi cronologici: 1818 – 1919
Consistenza: bb. 11
Descrizione: L’archivio di Mario Mori Ubaldini degli Alberti è stato depositato nel 1985 presso l’Archivio di Stato di Biella. Il marchese ha condotto un’accurata selezione documentaria sulla storia del Risorgimento italiano, soffermandosi sul ruolo dell’esercito, sulle strategie di attacco e di difesa, sulle battaglie e sugli accordi politici e ha pubblicato alcuni articoli su importanti giornali e riviste italiane e straniere.
L’archivio raccoglie copie a stampa e manoscritte di bozze ed appunti dello stesso Mario degli Alberti, concernenti la famiglia Ferrero della Marmora e le relazioni tra le corti europee, a livello politico e diplomatico e copie di lettere e telegrammi, i cui originali si trovano nell’archivio della famiglia stessa. Vi sono anche copie dettagliate di cartine militari, relative ai diversi scontri svoltisi durante le guerre di indipendenza, fotografie del trasporto dalla Crimea all’Italia della salma di Alessandro La Marmora e cartoline indirizzate a Guglielmo La Marmora da alcuni bersaglieri, che rappresentano la città di Torino nel 1919. Infine, non è da trascurare la raccolta di periodici italiani e non solo, relativi ai diversi argomenti che caratterizzano le carte; il primo giornale risale al 1848, quello più recente al 1914.
Per analizzare le carte è stato redatto un inventario topografico, mantenendo l’ordinamento nel quale le stesse sono giunte e segnalando nelle note la quantità di copie di periodici relative allo stesso giornale e il numero di fotografie e cartoline presenti, oltre che i riferimenti alle varie riviste, dalle quali i diversi articoli sono stati estratti.Erica De Cata
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La famiglia
Nella famiglia Morra di Lavriano, detta poi di Sandigliano, nel 1799, confluirono i nobili Sandigliano di Sandigliano in seguito al matrimonio di Marianna con il generale Bernardino Morra.L’archivio
Estremi cronologici: 1307-1910
Consistenza: bb. 70, pergamene 207 (1307-1833, dal 1292 in copia del sec. XV)
L’archivio della famiglia Morra di Sandigliano, conservato nel castello della Rocchetta in Sandigliano, fu acquistato nel 1983.
Descrizione: I documenti non presentano un vero e proprio ordine anche se, al loro interno, si sono potuti individuare alcuni gruppi concernenti argomenti specifici che possono costituire una base di orientamento per la ricerca.
Si tratta per lo più di liti, conti e quietanze, lettere, testamenti e contratti vari. La parte più antica e rilevante è formata dalle carte riguardanti i nobili Sandigliano di Sandigliano.
Parte della corrispondenza e delle altre carte di famiglia furono sommariamente ordinate per personaggi dal dottor Carlo Antonielli d’Oulx e mantengono l’assetto ricevuto.
Delle pergamene è stato compilato un elenco cronologico; diverse riguardano i Vialardi, primi consignori di Sandigliano, le cui vicende dopo il 1426 s’intersecano con quelle dei de Sandigliano, e dei Berzetti di Buronzo.Bibliografia:
G. Bolengo, La famiglia Morra di Sandigliano, in ‘Archivi e Storia’, 1989, 1, pag. 107.
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La famiglia
La famiglia Richelmy confluì in casa Gromo di Ternengo in seguito al matrimonio di Gabriella (morta nel 1826) con Ottavio Gromo.L’archivio
Estremi cronologici: 1439-1855, in copia dal 1126
Consistenza: bb. 20, pergamene 55 (1512-1796)
Descrizione: I documenti pervenuti concernono, per lo più, l’amministrazione della casa e del patrimonio familiare: conti, quietanze, carte relative agli appezzamenti nelle campagne in territorio di Torino, regione Drosso, di Grugliasco e di Orbassano, legati probabilmente alla cascina ‘della Manta’ acquistata dai Richelmy nella prima metà del Seicento. Tra i nuclei più cospicui e antichi, quello relativo alle contese su privilegi e diritti principalmente per le bealere tra le prime due comunità. Due buste conservano gli atti concernenti le case possedute in Torino e nel contado di Nizza. Numerosi sono i documenti relativi alle persone e al casato: titoli, diplomi, patenti di nobiltà, ma soprattutto la corrispondenza. Tra le lettere si possono segnalare quelle ricevute da Gabriella tra il 1802 e il 1814 oltre che dai familiari dalla regina Maria Teresa, dalla principessa Maria Clotilde, dalla principessa Maria Felicita e dalla duchessa di Modena Maria Beatrice.
La parte più antica dei documenti, tra il XV e il XVIII secolo è conservata in fascicoli che testimoniano l’esistenza di un archivio ordinato. Non è tuttavia stato rinvenuto alcun inventario per cui è sconosciuta la consistenza originale. Numerose carte Richelmy, soprattutto del secolo XVIII, sono frammiste a quelle dell’archivio Gromo di Ternengo.Il fondo si articola in due serie, l’una costituita da documenti cartacei (1439-1855) l’altra da pergamene (1512 – 1796), molto probabilmente estratte dall’archivio cartaceo.
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La famiglia
Si tratta di una parte residuale delle carte della famiglia Rosazza, il cui nucleo principale è conservato dalla Fondazione Famiglia Piacenza, che ha sede a Pollone: tale nucleo, articolato in cinque fondi (famiglia Rolla Rosazza, Ernesto Rosazza, Federico Rosazza, Vitale Rosazza e Vitalino Rosazza), è stato acquisito dalla famiglia Piacenza nella prima metà del Novecento attraverso Giuseppina Rolla Rosazza, moglie di Enzo Piacenza.L’archivio
Estremi cronologici: 1816-1941 e dal 1782
Consistenza: bb. 4
Descrizione: Contiene carte relative alla gestione delle proprietà della famiglia e corrispondenza; sono presenti anche documenti dell’ingegnere Scipione Cappa (1894-1904) e della famiglia Gastaldetti (1828-1920 ca), pervenuti tramite relazioni matrimoniali.
Il fondo non è riordinato e non dispone di strumenti di ricerca.
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La famiglia
Nobile famiglia di origini antichissime riconducibili in ambiente longobardo. Già nel XII secolo, Widalardo di cui si conosce il nome della madre, Plusbella, compare in un documento del 1147 redatto “in curte predicti Vuidalardi” dando per certa la conoscenza topografica del luogo. Tra il XII e il XIV secolo il nucleo familiare è assai potente sia sotto il profilo economico che politico tanto nel Vercellese che nel Biellese. Numerose sono infatti le cariche rivestite dai suoi esponenti e notevoli i beni che ne costituiscono il patrimonio, tra i quali i castelli di Verrone, di Isengarda e di Sandigliano. Durante le lotte tra guelfi e ghibellini, i Vialardi furono con i Tizzoni, i Bicchieri e i Bondoni fra i principali capi del partito ghibellino, costituendo con i loro castelli un cuneo militare in un territorio dominato dagli Avogadro. La compattezza del gruppo si incrinò nel 1373, quando, primo nel Biellese, il ramo di Verrone fece dedizione ad Amedeo VI di Savoia ottenendo ampi privilegi sul feudo di Verrone mantenuto fino al secolo scorso, con titolo comitale a partire dal 1699.
Non si conosce la data di estinzione della famiglia; la documentazione conservata ne attesta la presenza fino al 1920.L’archivio
Estremi cronologici: 1229 – 1847, con documentazione in copia dal 1141.
Consistenza: bb. 98. Si segnala la presenza di 295 pergamene conservate all’interno delle buste.
Descrizione: Il fondo fu depositato presso la Sezione di Archivio di Stato di Biella nel 1971 dalla contessa Giuseppina Balbo Bertone di Sambuy e dalla figlia Maria Edmea. A metà Ottocento l’archivio San Martino – Scaglia fu ordinato e inventariato con parte della documentazione aggregata ma l’inventario andò perduto. In origine il fondo comprendeva 110 mazzi (da I a CX), con fascicoli da 1 a 3053. Non tutte le carte pervennero alla Sezione di Archivio di Stato ma sono stati rintracciati alcuni mazzi: quelli da XXII a XXXIV sono attualmente nell’archivio della famiglia Dal Pozzo della Cisterna, ceduti con la vendita di beni, così come alcuni fascicoli del mazzo CII; il mazzo LXXXVIII concernente Torino e, in particolare, il palazzo Scaglia di via Stampatori sarebbe conservato presso un archivio privato a Torino. Non vi sono notizie relative ai mazzi LXXV – LXXVIII.La documentazione si riferisce all’amministrazione di beni siti nelle seguenti località: Azeglio, Baldissero, Barone, Biella, Borgo d’Ale, Caluso, Cavaglià, Chieri, Cortemilia, Crescentino, Cossato, Ivrea, Mathi, Mazzè, Miradolo, Montefalcone, Motta dei Conti, Ponderano, Roccapiatta, Rondissone, Salussola, Sandigliano, San Secondo, Sostegno, Torino, Verolengo, Verrua Savoia, Vigliano Biellese. Molte carte appartengono alla famiglia Scaglia di Verrua: confluirono in casa San Martino in seguito al matrimonio di Anna Felice con Giuseppe Luigi nel 1753. Diversi documenti riguardano le famiglie Langosco della Motta e Cipelli della Motta e giunsero in casa San Martino in seguito al matrimonio di Maria Maddalena Cipelli con Antonio Francesco nel 1734. Altre carte riguardano la famiglia Ponzone di Azeglio.
Inventario
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La famiglia
Date di esistenza: sec. XII – sec. XX primo quarto
Luoghi: Verrone (Biella), Sandigliano (Biella)
Titoli: conti
Note storiche: Nobile famiglia di origini antichissime riconducibili in ambiente longobardo. Già nel XII secolo, Widalardo di cui si conosce il nome della madre, Plusbella, compare in un documento del 1147 redatto “in curte predicti Vuidalardi” dando per certa la conoscenza topografica del luogo. Tra il XII e il XIV secolo il nucleo familiare è assai potente sia sotto il profilo economico che politico tanto nel Vercellese che nel Biellese. Numerose sono infatti le cariche rivestite dai suoi esponenti e notevoli i beni che ne costituiscono il patrimonio, tra i quali i castelli di Verrone, di Isengarda e di Sandigliano. Durante le lotte tra guelfi e ghibellini, i Vialardi furono con i Tizzoni, i Bicchieri e i Bondoni fra i principali capi del partito ghibellino, costituendo con i loro castelli un cuneo militare in un territorio dominato dagli Avogadro. La compattezza del gruppo si incrinò nel 1373, quando, primo nel Biellese, il ramo di Verrone fece dedizione ad Amedeo VI di Savoia ottenendo ampi privilegi sul feudo di Verrone mantenuto fino al secolo scorso, con titolo comitale a partire dal 1699.
Non si conosce la data di estinzione della famiglia; la documentazione conservata ne attesta la presenza fino al 1920.L’archivio
Estremi cronologici: 1340 – 1920
Consistenza: b. 1, pergamene 37
Storia archivistica: La poca documentazione concernente la famiglia Vialardi di Verrone, giunse alla Sezione di Archivio di Stato di Biella nel 1972 per acquisto, insieme all’archivio della famiglia Avogadro di Valdengo, nel quale era confluita in seguito al matrimonio di Maria con Luigi Ernesto Avogadro, avvenuto nel 1874. L’inventario, redatto nel 1993, elenca la documentazione in modo topografico mentre le pergamene sono state regestate e riordinate cronologicamente.
Descrizione: Il fondo si articola in due serie. La prima serie conserva una busta di documentazione cartacea, la seconda raccoglie 37 pergamene.
