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Indicazioni per la ricerca

Il patrimonio conservato in Archivio è costituito da documenti di molte tipologie differenti (cartacei, pergamene, registri, fotografie, ecc.). Sono tutti accomunati, però, dall’essere strettamente legati alle funzioni e alle attività degli uffici, degli enti, delle aziende, delle persone che li hanno prodotti, ricevuti, raccolti, ordinati e conservati nel tempo, essendone diretta espressione. Questi “soggetti produttori” sono, quindi, la base di organizzazione degli archivi (o fondi archivistici). 

Il primo passo per la nostra ricerca dovrà, quindi, essere quello di interrogarci su quale informazione stiamo cercando e quale soggetto o ente del passato potrebbe averla prodotta o conservata. Una volta individuati i fondi che riteniamo più utili per la nostra ricerca, dovremo verificare che contengano effettivamente documenti di nostro interesse, consultando gli strumenti di descrizione disponibili (inventari, elenchi, repertori). Il personale presente in sala di studio e gli archivisti sono a disposizione per guidare e aiutare nelle varie fasi della ricerca.

Di seguito alcune informazioni di carattere pratico per le principali aree di ricerca:

Ricerche per fini storici:

Per conoscere i fondi archivistici conservati è possibile partire dalla consultazione della pagina Patrimonio archivistico, dove è presente un elenco dei fondi con i relativi inventari. In sala studio sono altresì disponibili inventari cartacei. 

Ricerche genealogiche:

Per le ricerche genealogiche si consiglia di partire dalla consultazione dei registri dello Stato Civile della Provincia di Biella e dai Libri parrocchiali (1840-1945) pubblicati sul Portale Antenati.

Per le liste di leva è necessario rivolgersi all’Archivio di Stato di Vercelli che conserva la documentazione del Distretto militare di Vercelli (1817-1984) di cui Biella fa parte.

 

Ricerche per fini amministrativi:

In questa categoria sono comprese le ricerche che riguardano principalmente i seguenti ambiti:

 

– Atti notarili

L’Archivio di Stato di Biella conserva gli archivi dei notai che hanno cessato l’attività professionale anteriormente all’ultimo centennio. Per la ricerca è necessario conoscere il nome del notaio, il luogo della sua attività e, possibilmente, la data dell’atto. Per gli atti più recenti ci si deve rivolgere all’Archivio Notarile di Biella (via Gramsci 12 b – tel:015 26359).

– Conservatoria dei registri immobiliari

Il fondo è consultabile per la ricerca di atti riguardanti beni immobili (vendite, locazioni, transazioni, successioni…) ed è composto delle seguenti serie archivistiche:

  • Rubriche (1861-luglio 1957);
  • Tavole alfabetiche (1861-luglio 1957);
  • Repertori degli atti registrati (1861-luglio 1957);
  • Note di trascrizione (1861-luglio 1957);
  • Titoli di trascrizione (1861-1968).

N.B.: dal 1861 a luglio 1957 sono conservati anche rubriche, tavole e repertori. È perciò possibile effettuare tutta la ricerca in Archivio. Da agosto 1957 a tutto il 1968, invece, sono conservati solo i Titoli di trascrizione. La ricerca deve quindi essere prima effettuata presso l’Agenzia delle Entrate di Biella ( Corso Europa, 7/A – tel: 015-0994411), alla quale ci si deve rivolgere anche per tutti gli atti successivi al 1968 e per le certificazioni ipotecarie.

Per la ricerca è indispensabile conoscere il nome di uno dei contraenti e, possibilmente, la paternità (es. Giovanni Bianchi di Ernesto o Giovanni Bianchi fu Ernesto) e la località. Per facilitare la ricerca, l’utente dovrà comunicare anticipatamente, telefonicamente o tramite e-mail, questi ed ogni altro dato ritenga di utilità al personale dell’Archivio di Stato che, dopo aver svolto le ricerche negli strumenti a disposizione (rubriche, tavole, repertori) comunicherà l’esito della ricerca e la prima data disponibile per la consultazione delle note e dei titoli relativi.

 

 

Ricerche catastali:

Per catasto si intende l’insieme dei documenti risultante dalle operazioni di accertamento misura e stima dei beni immobili, allo scopo di ripartire l’imposta fondiaria.

Fino al Seicento i catasti erano puramente descrittivi, senza elementi di rappresentazione grafica. La catastazione settecentesca piemontese, nata nell’ambito della politica di razionalizzazione e rafforzamento dello Stato sabaudo, è affidata alle comunità ed è la prima rappresentazione del territorio basata su criteri scientifici: una “immagine” essenzialmente statica in quanto legata al momento della rilevazione. I libri delle mutazioni e dei trasporti correggono questa impostazione con l’aggiornamento dei titoli di proprietà. 

I catasti depositati all’Archivio di Stato insieme agli archivi comunali risultano, tranne in alcuni casi, estremamente frammentari. Spesso, infatti, le amministrazioni hanno preferito mantenere presso di sé questi documenti ancora necessari per uso corrente, a volte, invece, proprio l’utilizzo continuo ne ha determinato la dispersione.

Una seconda catastazione venne eseguita, in due momenti, nel periodo di dominazione francese, tra il 1802 e il 1814. Le mappe napoleoniche sono conservate presso l’Archivio di Stato di Torino. 

Il Biellese non è invece compreso tra i territori per cui fu realizzato il cosiddetto “catasto Rabbini” la cui formazione fu stabilita con legge promulgata il 4 giugno 1855.  

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