Assistenza, beneficenza e previdenza,
ospedali ed enti sanitari
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La documentazione è pervenuta alla Sezione di Archivio di Stato di Biella assieme agli archivi storici dei Comuni, dai quali è stata separata per costituire un complesso documentario denominato “Asili infantili”. Conserva per la maggior parte documenti amministrativi.
Sono presenti:
Asilo infantile Boveri di Graglia, 1873 – 1960
Asilo infantile di Dorzano, 1918 – 1948
Asilo infantile di Ponderano, 1865 – 1938
Asilo infantile di Ronco Biellese, 1953 – 1954
Asilo infantile di Sala Biellese, 1935 – 19546
Asilo infantile Grisoglio-Greggio di Magnano, 1910 – 1925
Asilo infantile Pietro Zia di Cerrione, 1902 – 1934
Asilo infantile Simonetti in San Michele di Mongrando, 1928 – 1954.Non sono disponibili strumenti di ricerca.
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L’ente
L’istituzione delle Congregazioni di Carità è legata all’editto del 6 agosto 1716 con il quale Vittorio Amedeo II intese sbandire la mendicità dai suoi stati iniziando da Torino.
L’anno successivo, il 19 maggio, veniva pubblicato il decreto relativo alla “creazione delle Congergazioni e degli Ospizi di Carità”; a tutti i vescovi e ai governatori era ordinato di stabilire in ogni città, a seconda delle possibilità, ospizi pubblici o, almeno, congregazioni di carità.
Nei due anni seguenti le opere di assistenza furono strutturate gerarchicamente: a Torino venne stabilita la Congregazione primaria e generalissima (editto 20 luglio 1719) dalla quale dipendevano le Congergazioni generali provinciali che a loro volta vigilavano sul corretto funzionamento delle Congergazioni sorte sul territorio di loro competenza.
Con editto 27 settembre 1720 vennero istituite Congergazioni provinciali ad Alba, Aosta, Alessandria, Asti, Casale, Fossano, Ivrea, Mondovì, Nizza, Pinerolo, Saluzzo; Susa, Vercelli e Acqui.
La Congregazione provinciale di Biella fu eretta nel 1722.
Le Congregazioni provinciali erano rette da venti membri dei quali alcuni perpetui (arcivescovo o vescovo o vicario episcopale, governatore, comandante ) e altri d’elezione, scelti tra ecclesiastici, nobili, consiglieri, giudici e professionisti.
Alle loro dipendenze erano le guardie, due a Biella, che avevano il compito di accompagnare i Direttori , o i membri, alle questue ordinarie e straordinarie, trasportare il pane e misurarlo, andare per la campagna e vigilare sull’osservanza del bando contro la mendicità.
A tenore dei regi editti, le Confraternite solite a distribuire l’elemosina cosiddetta “per la micca” avrebbero dovuto destinare i loro proventi alle Congergazioni alle quli spettavano anche le elemosine derivanti dalle prediche quaresimali e da latre prediche particolari. Spesso ciò non avveniva generando liti che si protraevano nel tempo.
Tra il 1802 e il 1814, a Biella, le Opere Pie vennero riunite sotto un’unica Amministrazione presieduta dal maire, la Commissione amministrativa degli Spedali e Ospizi civili. Con legge 3 giugno 1937 n. 847, le funzioni, le prerogative e il patrimonio delle Congregazioni di Carità furono trasferite agli Enti Comunali di Assistenza istituiti in ogni comune del Regno, i quali operarono fino agli anni 1978-79 quando la normativa sulle IPAB trasferì ad altri organismi le loro competenze.Bibliografia:
C. Sormano, l’Ospizio di Carità di Biella dalle origini (1718) alla restaurazione monarchica (1814), BiellaL’Archivio
Da alcuni comuni biellesi è pervenuta documentazione, per lo più molto frammentaria, relativa alla gestione delle Congragazioni di Carità e degli ECA. In alcuni casi si hanno carte precedenti alla istituzione delle Congregazioni provenienti dalle Opere Pie amministrate, già presenti sul territorio.
Si è redatto, in attesa di una più attenta inventariazione, un elenco di quanto conservato che può servire da primo orientamento al ricercatore.
Dell’ECA della città di Biella sono pervenuti 69 mazzi di documentazione, anche in questo caso lacunosa, degli anni tra il 1828 e il 1978, dei quali si è redatto un inventario sommario.
Comprende anche carte delle opere pie Giovanni Battista Cossato, fratelli Gromo in Biella Vernato, Coda Zabetta in frazione Vandorno, Fondazione Lamarmora e Losana; delle commissioni di beneficenza delle frazioni Barazzetto e Vandorno; della Società di patronato per i liberati dal carcere e degli ECA di Chiavazza e di Cossila.
Si consideri che nella città di Biella era operante l’Ospizio di Carità che amministrava molti lasciti benefici.
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L’ente
Gli I.P.A.I. (Istituti Provinciali Assistenza Infanzia) vennero istituiti con L. 16.12.1923 n. 2900. A Biella, l’I.P.A.I. ereditava le competenze dell’Ospedale Maggiore degli Esposti il cui compito era quello di accogliere e di dare i primi soccorsi ai fanciulli abbandonati, per mezzo di una balia permanente al suo interno, in attesa di trovar loro una sistemazione presso una balia esterna.
Le origini di detto Ospedale vengono fatte risalire almeno al 1215 quando era menzionato Hospitali Bugellae mentre è detto di Santo Spirito due secoli più tardi. Era inizialmente una sorta di istituzione di beneficenza che dava ricovero temporaneo, cibo, indumenti e cure mediche ai poveri, oppure aiuto alle ragazze senza dote per potersi maritare, o, ancora, soccorreva persone o famiglie in momentanea difficoltà o soggetti incapaci di procurarsi di che sfamarsi per malattia o menomazioni fisiche.
In seguito assunse il compito di assistere gli esposti.
Il primo edificio dell’Ospedale era situato al Piazzo di Biella. In seguito l’istituzione si trasferì prima in una casa lungo la costa del Piazzo, poi in via del Fossale, infine nell’edificio dove attualmente ha sede la Prefettura.
Gli edifici erano provvisti di una ruota in cui venivano depositati i fanciulli abbandonati. La ruota era costituita da una sorta di scatola cilindrica con una larga apertura in cui si depositavano gli infanti; la scatola, posta nel vano di una finestra all’altezza di circa un metro dal suolo, era girevole verticalmente sul proprio asse, e si apriva da un lato sulla strada e dall’altro in una stanza interna all’Istituto. Di giorno era chiusa da un’imposta. A lato vi era una campanella in modo da poter dare avviso dell’avvenuta esposizione.
L’Ospedale Maggiore degli Esposti era proprietario, sia in Biella che nel circondario, di numerosi beni i cui proventi, insieme ad altri lasciti hanno contribuito, nel corso dei secoli, a sostenere l’Istituzione.
Le esposizioni avvenivano soprattutto per l’estrema povertà delle famiglie che nell’atto di abbandonare il fanciullo lasciavano un piccolo corredo composto spesso di pochi cenci (pezzi di tovaglia, di camicia, di grembiule) e qualche segno distintivo (un nastrino colorato al polso o alla caviglia, un biglietto di raccomandazioni, la metà di un’immagine sacra) che stavano a significare la volontà di non abbandonare nudo il fanciullo al suo destino e la speranza di poterlo riprendere in un futuro prossimo quando le condizioni economiche lo avrebbero consentito…
A partire dal 1867 con l’istituzione degli Uffici di accettazione dei neonati, furono a carico dell’Istituzione anche figli di genitori cogniti ma indigenti, al solo scopo di ottenere il sussidio di baliatico.Marina Coppe
Bibliografia:
M. Coppe, Infanzia abbandonata a Biella nei secoli XVIII-XIX in “Natività e Nascita Arte sacra, cultura e tradizioni del territorio biellese”, a. 2003 pagg. 140-148.L’Archivio
L’IPAI ha cessato la propria attività nel 1985. In questa occasione l’Amministrazione provinciale di Vercelli ha deliberato il deposito dell’archivio storico dell’ente presso la sezione di Archivio di Stato di Biella.
Di quest’antica istituzione si trova documentazione a partire dal XIII secolo nell’archivio della famiglia Dal Pozzo, nell’archivio storico della città di Biella e negli archivi ecclesiastici.
I documenti dell’archivio dell’IPAI, datati tra il 1700 e il 1985 risultano di consistenza notevole, anche se presentano alcune lacune soprattutto per il XVIII secolo.
Il nucleo più consistente è costituito da registri di tipo diverso a seconda della funzione cui dovevano rispondere.
La maggior parte risulta relativa al settore contabile compresi i registri “delle mercedi alle nutrici”. I libri dei conti a far data dal 1738, registrano entrate e uscite in modo sufficientemente minuzioso e tale da poter spesso integrare ciò che compare nelle delibere dell’amministrazione. Particolarmente preziose risultano le notizie sulle spese quotidiane, ad esempio per le malattie dei bambini.
La fonte principale per la storia dell’istituzione è, comunque, costituita dai volumi degli ordinati ossia dai verbali redatti dagli amministratori succedutisi alla guida dell’ente. Si trovano a partire dal 1806. Fino al 1814 sono le deliberazioni della Commissione amministrativa degli Ospizi istituita per gestire gli enti di assistenza pubblica. Poi, dal 1822, sono presenti le copie degli ordinati del Consiglio della città di Biella che amministrava l’Ospizio attraverso un proprio rappresentante. Concernono per lo più la gestione dell’ente e dei beni ad esso pervenuti, ma, a volte, possono interessare direttamente la vita degli esposti ad esempio quando testimoniano delle visite mediche o quando un ex ospite lascia all’Ospizio una cospicua eredità. Allegati sono spesso i verbali di rinvenimento redatti dai sindaci con ricchezza di particolari e la corrispondenza, meno ufficiale, con i medici o i benefattori.
Dalla corrispondenza con l’ufficio di Intendenza e poi con la Sottoprefettura si possono invece ricavare notizie di carattere più generale su organizzazione e regolamenti. Purtroppo la perdita dell’archivio della sottoprefettura postunitaria, contenente anche le carte dell’antica provincia, non permette di avere a disposizione le rilevazioni di questo ufficio nel settore.
Gli esposti erano registrati in entrata sulle “matricole” dove venivano segnate con precisione sempre maggiore man mano che si procedeva negli anni, le notizie relative al neonato, al suo ritrovamento, al corredo, al baliatico e i biglietti di accompagnamento.
Per il XVIII secolo sono conservati sei registri:il primo per il periodo 1700-1721, quattro dal 1722 al 1799 e infine un ultimo per gli anni a cavallo tra il 1789 e il 1813. La serie diventa più completa e sequenziale a partire dal 1806.
Molto più scarni ed essenziali nella loro raccolta burocratica di certificazioni sono invece i fascicoli personali.
Purtroppo non è stato conservato nessuno degli oggetti che accompagnavano il neonato per cui le ricostruzioni possono avvenire solo su base descrittiva.
Ai documenti descritti in inventario si devono aggiungere:- fascicoli personali a partire dal 1872
- registri delle presenze dal 1900 al 1984
- registro delle madri e rubrica degli infanti dal 1934 al 1982
- due inventari del XX secolo
- una miscellanea di carteggi e atti d’amministrazione dell’ultimo periodo.
Estremi cronologici: 1700 – 1984
Bibliografia:
G. Bolengo, Per una storia dell’infanzia abbandonata: l’archivio dell’IPAI di Biella, in “Natività e Nascita Arte sacra, cultura e tradizioni del territorio biellese”, a. 2003 pagg. 138-139.
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L’Archivio
Conserva documentazione amministrativa, contabile e carteggio, atti relativi al personale e all’attività di assistenza. La documentazione è stata acquisita dalla Sezione di Archivio di Stato di Biella e seguito di due versamenti distinti, nel 1989 e nel 1990, effettuati dal Comune di Lessona. La documentazione non è ordinata e non sono presenti strumenti di corredo.
Estremi cronologici: 1927 – 1971
Consistenza: bb. 5
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L’Archivio
Conserva documentazione amministrativa, contabile e carteggio, atti relativi al personale e alle attività di assistenza.
Il fondo è stato versato nel 1989 dal Comune di Masserano alla Sezione di Archivio di Stato di Biella. La documentazione non è ordinata e non sono presenti strumenti di corredo.
Estremi cronologici: 1937 – 1973
Consistenza: bb. 7
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L’Archivio
Si conservano conti consuntivi, bilanci, conti finanziari, atti di vendita, inventari dei beni mobili e immobili, corrispondenza, atti relativi alla fondazione dell’Istituto, tra cui la copia del decreto di autorizzazione all’accettazione del legato Garlanda e lo statuto organico.La documentazione è pervenuta alla Sezione di Archivio di Stato di Biella nel 1972 insieme all’archivio storico del Comune di Mezzana Mortigliengo. Non è stata riordinata né inventariata.
Estremi cronologici: 1889-1928
Consistenza: bb. 2
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L’Archivio
Il fondo conserva registri contabili (conti consuntivi, conti finanziari, registri dei mandati, conti delle rendite e delle spese, bilanci), registri degli atti soggetti a tassa di registro, registri dei verbali delle adunanze dell’amministrazione, registri delle deliberazioni, atti relativi alla fondazione dell’Opera pia e alla successiva concentrazione nella Congregazione di carità di Vigliano Biellese.Il fondo è pervenuto alla Sezione di Archivio di Stato di Biella nel 1972 con la documentazione dell’archivio comunale di Vigliano Biellese e della locale Congregazione di carità, tra le cui carte si trova parte della documentazione relativa all’Opera pia.
Non è né ordinato né inventariato.
Estremi cronologici: 1853 – 1937
Consistenza: bb. 16
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L’Archivio
Il fondo conserva documentazione relativa alla gestione dell’Orfanotrofio: ordinati e delibere, registri e documenti contabili, copialettere, documenti relativi alle ragazze, alcuni diari della casa redatti dalle madri direttrici. Inoltre è presente documentazione della famiglia Ravetti costituita da atti di lite, confessi e atti diversi relativi ai beni. A questa si aggiungono vari documenti riguardanti le dotazioni giunte nel tempo all’istituto. È infine da rilevare documentazione concernente l’Istituto Santa Caterina di Biella.Il fondo venne depositato presso la Sezione di Archivio di Stato di Biella nel 1995, corredato da un inventario redatto nel 1892 e sottoscritto dal presidente Giuseppe Tarino e dal tesoriere G.B. Fornero, nel quale sono descritti fascicoli che non è stato poi possibile ritrovare tra la documentazione pervenuta. Successivamente, al fine di completare la descrizione delle serie, si è provveduto alla redazione di un nuovo elenco dei fascicoli, dal quale restano escluse le carte familiari (aggregate nel fondo nel 1803 alla morte della moglie di Ravetti) e una miscellanea amministrativo contabile.
Estremi cronologici: XVII-1987
Consistenza: mazzi 126; volumi 58, pacchi 52, pergamene 2 (1651 e 1707), disegni 10.
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L’ente
Le origini dell’Ospedale risalgono alla seconda metà del XVI secolo quando la Confraternita della Santissima Trinità affiancò all’opera assistenziale la cura dei malati, ma è nei primi decenni del secolo successivo che l’Ospedale divenne realmente operativo. Fu dotato da numerosi lasciti.Bibliografia:
D. Lebole, Storia della Chiesa Biellese. Le Confraternite, vol. I, Biella 1971, pag. 190-199.L’archivio
La maggior parte dei documenti conservati dall’Archivio di Stato risulta prodotta tra l’inizio dell’800 e il 1945 e contiene informazioni relative all’attività di gestione dell’ente, ivi compresi i lavori di ristrutturazione e ampliamento della sede tra via Marconi e via Carducci, con un buon numero di disegni tecnici.
Le carte più antiche, invece, sono relative ai beni.
Quattro pergamene del secolo XIV, rogate dai notai Nicolino Strambo, Pietro Spina e Pietro de Moxo, sono comprese tra gli atti prodotti in una lite ottocentesca su questioni legate ai mulini. Concernono quote di proprietà del mulino detto “de passalaquis”, posto in territorio di Biella presso il torrente Cervo, che tra il 1390 e il 1399 vennero acquistate dai fratelli Giacomo e Guglielmo fu Giovanni Ferraris.
Documentazione risalente al primo periodo in cui operava l’Ospedale è conservata nell’archivio della Confraternita della Santissima Trinità.
Alcune antiche pergamene si trovano pure tra le carte dell’Archivio Storico della città di Biella. Molte proprietà dell’Ospedale provenivano dalla famiglia Avogadro di Vigliano; i documenti ad essi relativi, datati tra i secoli XV e XVII, dei quali esiste un dettagliato elenco presso la Fondazione Sella nel fondo Quintino – serie originaria, sono ora conservati nell’archivio privato della famiglia Avogadro di Collobiano.Bibliografia:
G. Bolengo, Ospedale di Biella, in ‘Archivi e Storia’, 1994, n. 11, pag. 109Estremi cronologici: 1632 – 1961 con documentazione dal 1384
Consistenza: mazzi 106, registri 32, pergamene 4
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L’ente
L’Ospizio di Carità di Biella trae la propria origine dagli editti con i quali, tra il 1716 e il 1717, Vittorio Amedeo II intese bandire la mendicità dai propri Stati, vietando l’accattonaggio e auspicando lo stabilirsi in ogni luogo ragguardevole di ospizi per il ritiro dei mendicanti o, almeno, di congregazioni di carità per il soccorso dei bisognosi.
In seguito a questi ordini, infatti, il 2 agosto 1718 il consiglio comunale nominò i quattordici membri d’elezione, tutti appartenenti a famiglie importanti della città, che avrebbero costituito, con due rappresentanti del capitolo di Santo Stefano e sette membri di diritto, la congregazione per il futuro Ospizio. Dopo vari intoppi, tra il 1721 e il 1722, grazie soprattutto alle sollecitazioni del governatore di Biella, Tommaso Minganti, la congregazione cominciò a operare concretamente, ospitando i primi poveri in una casa a pigione ai piedi della Costa d’Andorno.
L’Ospizio potè avere una sede propria l’anno successivo grazie all’eredità lasciata dal nobile Giuseppe Andrea Colombo.
Il 30 agosto 1737, Ferdinando Antonio Dal Pozzo lasció tutto il suo patrimonio all’Ospizio, che ne entrò in possesso solo al termine di una lunga lite con il principe Enrico Dal Pozzo della Cisterna. Dopo un primo provvisorio trasferimento nello stabile lasciato dal canonico Vittorio Agostino Villanis in usufrutto alla Confraternita della Trinità (attuale oratorio di San Filippo), nel 1744 l’Ospizio acquistò dal marchese Celestino Ferrero della Marmora un sedime con giardino, forno e pertinenze sito nel cantone di Giara. I lavori di adattamento si susseguirono fino a portare all’edificio attuale. Già nel 1740 era stato impiantato dai fratelli Agostino e Ludovico Gromo, drappieri in Biella, un lanificio interno per permettere il lavoro dei ricoverati. Gli opifici interni continuarono la loro funzione seppur tra varie difficoltà anche nella nuova sede definitiva.Bibliografia:
C. Sormano, L’Ospizio di Carità di Biella dalle origini (1718) alla restaurazione monarchica (1814), Biella 1932.
D. Lebole, Storia della Chiesa Biellese. La pieve di Biella, vol III, Biella 1986, pag. 196-220
L’Ospizio di carità di Biella, a cura di M. G. Cerri, Biella 2000.L’Archivio
Nel mese di giugno 1980 fu depositata presso l’Archivio di Stato di Biella la parte storica dell’Archivio dell’ente. In seguito, cessate le funzioni di questo, fu recepito anche il resto della documentazione.
L’archivio era stato ordinato fino al 1916 e il materiale è suddiviso in otto categorie e descritto in inventario sottoscritto da Rodolfo Manfredi e Camillo Sormano. La parte restante invece risulta alquanto in disordine anche se è possibile individuare alcuni nuclei di documenti soprattutto contabili. Da rilevare la serie completa degli ordinati a partire dal 1718 e quella dei registri copialettere dal 1781 nonché le serie relative alla gestione del lascito Villani e delle colonie.Bibliografia:
G. Bolengo, L’Ospizio di Carità di Biella, in ‘Archivi e Storia’, 1991, n.5-6, pag. 239.Estremi cronologici: 1718-1980 e dal 1567
Consistenza: mazzi e pacchi 460, registri e volumi 49, pergamene 3 (1787-1790), disegni 11.
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L’archivio
Il fondo conserva l’indice delle antiche scritture esistenti nell’archivio del Santuario di Graglia, registri contabili (conti consuntivi, bollettari, ordini di riscossione, mastri delle entrate e delle uscite, bilanci), registri delle persone alloggiate, un registro di protocollo corrispondenza in uscita.
La documentazione è stata depositata presso la Sezione di Archivio di Stato di Biella dal Comune di Graglia nel 1984, insieme all’archivio comunale e alle carte della Congregazione di carità e dell’Ente comunale di assistenza locali.
Non è né ordinata né inventariata.
Estremi cronologici: 1919 – 1953
Consistenza: bb. 5
